Giuro che non mi sono dimenticato di questo blog, è che, in quest’ultimo periodo, della mia esperienza di graphic designer c’è davvero poco da raccontare.
Terminato lo stage in tipografia ho “studiato” – tra infinite virgolette – per sostenere qualche esame – tra cui quello di graphic design, per il quale ho dovuto creare l’immagine di corporate per una presunta etichetta discografica da me inventata – e lavorato a un logo e al sito del gruppo in cui suono.
In merito a queste due cose ho scoperto che:
1) la difficoltà principale nel progettare il logo di una fotografa sta nel cercare di non farlo assomigliare a quello per una parrucchiera. Nelle proposte che ho presentato al “cliente” (le virgolette sottolineano il fatto che la fotografa la conosco da molto molto tempo prima di apprendere il significato di… che ne so… font.), se si sostituisse “photographer” con “hair stylist”, difficilmente si noterebbe qualche incongruenza.
2) Wordpress è fico.
Ah… qualche tempo fa ho twittato a David Carson (come da figura) che però non ha risposto, suscitando in me un mix di tristezza, amarezza, delusione e pena per me stesso. Questo per qualche secondo, poi ho continuato a vivere la mia vita.
Chi non sapesse chi è David Carson può:
1) se non è un graphic designer, seguitare nella sua ignoranza senza conseguenze troppo catastrofiche;
2) se è un graphic designer, vergognarsi molto e poi informarsi su chi sia; dopodichè vergognarsi un altro po’… così.
Sto ancora valutando l’idea di aprire qualche post “extra-diario” dove trattare temi come, appunto, David Carson!
Dopo questo post pieno di liste e di David Carson è l’ora che vi saluti.
Oggi per pranzo spaghetti col cavolo romano… roba seria.
Ciao.

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