La prima è che dire “Ciao, sono un graphic designer!” fa sempre figo, anche se negli anni non ha aumentato il numero di esseri umani di sesso opposto al mio orbitanti intorno alla mia figura.
La seconda fonte di gaudio è quella di aprire un blog sulla propria attività di grafico e non tenerlo aggiornato perché nella propria attività di grafico non succede praticamente niente di effettivamente rilevante.
E la terza origine di gioia per un giovane grafico è quella di creare loghi, con studio e lavoro impegnativi e stimolanti, per attività prestigiose come un orto frutticolo dal nome improbabile. Per carità, è un lavoro che qualcuno deve fare, ci mancherebbe, anzi, in tempi di crisi… però quando ti tocca fare le faccine alla verdura su Illustrator è inevitabile rosicare su chi si prodiga in progetti un po’ più seri.
Ad esempio quello studio che ha preso più di 500.000 (cinquecentomila) € per applicare il corsivo al logo Alitalia. Non scherzo. (Link all’articolo su un blog che seguo: QUI).
Sto lavorando alla tesi.
In questo periodo la domanda “Su cosa la fai?” è quella che temo ed odio di più. Non tanto perché te la fanno tutti, ma perché non so come rispondere!
La faccio su un sacco di cose che vedranno la loro concretizzazione in una banale infografica a tema ancora da definire; banale infografica che oggi ha richiesto i primi 40 (quaranta) € di libri.
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| Quel bricconcello di Otto Neurath. |
Anzi, se qualche malcapitato avesse da consigliare un testo su uno o più dei seguenti argomenti:
- Teoria della percezione
- Gestalt
- Semiotica
- Isotype
- Otto Neurath
- Altre cose del genere
è libero di scriverlo nei commenti. La mia gratitudine potrebbe giungere ad accarezzargli amorevolmente le dita dei piedi.
Penso di aver finito.
Gubbai.

