Ieri, 21 novembre 2011 (così vi fate un’idea), ho iniziato uno stage come grafico/impaginatore presso una rinomata tipografia pisana, che per questioni di privacy, chiameremo semplicemente B&V.
Dopo una serie di ritardi, dovuti ad alcune inadempienze burocratiche da parte dell’accademia privata che frequento (no, non sono affatto ricco) e che doveva organizzare lo stage, il suddetto ha avuto inizio.
Come sono arrivato allo stabilimento di B&V, giusto un paio di convenevoli e mi hanno messo subito a impaginare un libro sugli uccelli di non so quale parco naturale. Ho visto più foto di tordi io in due giorni che l'impaginatore di Diana.
Tuttavia non mi aspettavo di meglio, anzi, secondo quelle che erano le mie aspettative e brevi esperienze passate, poteva andarmi molto peggio. Escluso che ho avuto un sonno atroce per tutta la durata del turno (5 ore), non mi posso lamentare.
Oggi, invece, ho scoperto dove tengono il caffè: il macchinario è quasi vintage, ma almeno è gratis, 10 punti per B&V. Il prossimo passo sarà capire dov’è il bagno.
La persona che mi segue (figura che i moduli chiamano volgarmente “tutor”) è molto gentile ma anche molto impegnata, tanto che a volte avendo bisogno di lui per procedere col lavoro, devo aspettare dei lunghissimi minuti in cui fisso il monitor chiedendomi se farmi trovare su internet al suo ritorno sia cosa buona o meno: nel dubbio continuo a fissare il monitor e basta. Del resto non sono lì per stare su Facebook, ma per lavorare. Pffff.
Pecca di B&V numero uno: è una tipografia molto grande e quindi anche molto fredda; devo capire se il riscaldamento non è sufficiente a riscaldare tutto l’ambiente o se il comfort climatico non è proprio contemplato nei miei diritti. Fatto sta che prima dello scadere delle 150 ore di stage che mi spettano, lì dentro ci morirò.
Pecca di B&V numero due: una grossa tipografia, per essere tale, deve avere dei grossi macchinari; dei grossi macchinari, per essere tali, devono fare molto rumore. La stanza dove sono io, a causa del continuo via vai umano, ha la porta sempre aperta e il rumore dei grossi macchinari la pervade ed il mio livello di sopportazione si abbassa ogni giorno di più. Dannati plotter.
Finito di impaginare decine di particolari anatomici di tordi bottacci, siamo passati ad un lavorino ancora meno gratificante ma che qualcuno doveva fare: trascrivere le traduzioni in inglese degli ingredienti delle pizze di una pizzeria di non so dove (tutte le preposizioni sono volute).
Per oggi direi che è tutto. Saluti di Mr. Tomato sauce e Mrs. Mozzarella cheese.
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